Diario di un italiano espatriato

Al Ain

In Senza categoria on 31 agosto 2010 at 00:30

Cammello coi dentoni che sporgonoPochi giorni dopo il primo sopralluogo nella Western Region abbiamo visitato anche la zona di Al Ain, la più ospitale dell’Emirato e anche la più ricca di animali da allevamento e fattorie. Ovviamente abbiamo fatto un’altra levataccia alle 4.30 (stavolta però le ciambelle le abbiamo mangiate prima di partire) per poi prendere la solita auto che ci aspettava fuori dall’Hotel, stavolta con un guidatore diverso e molto meno ciarliero (Mohamed quel giorno era impegnato a condurre un safari tour nel deserto). Dopo aver lasciato la città di Abu Dhabi, iniziamo il viaggio verso Al Ain col sole che sorge tra le palme ai lati dell’autostrada.

Il viaggio è molto tranquillo, su un’autostrada completamente dritta. Questa volta lungo la strada, oltre alle ormai immancabili palme e cespugli utilizzati fermare un po’ la sabbia del deserto, ci sono anche parecchie fattorie di palme da dattero, segno evidente che la zona è molto più ricca di acqua rispetto alla Western Region. Lungo il cammino notiamo un gruppo di un edificio in costruzione lungo l'autostradaedifici in costruzione, dalla forma abbastanza particolare: l’autista ci spiega che è il sito in cui sorgerà la clinica e laboratorio di ricerca nazionale per lo studio dei falchi, qui usati per la caccia fin da tempi remoti e grande passione e simbolo nazionale.

Fortunatamente arriviamo ad Al Ain un po’ in anticipo e lo scenario è sorprendente: Al Ain è una città completamente diversa rispetto a Abu Dhabi, sembra quasi che qualcuno le abbia appositamente progettate il più diverse possibile l’una dall’altra: mentre Abu Dhabi è una metropoli di grattacieli e superstrade che si intersecano con svincoli a volte leggermente arditi, piena di lavori di costruzione per altri grattacieli e altre strade, Al Ain è una distesa di viali tranquilli, che separano in isolati delle case basse, ben distanziate, con molte rotonde spesso decorate con monumenti e altri allestimenti (a volte belli, a volte improbabili) ma soprattutto è estremamente verde: ci sono piante ovunque, l’erba è sempre ben tenuta e anche nelle zone non irrigate tende a crescere spontaneamente.

Arriviamo alla sede locale dell’Authority per cui seguiamo il progetto, dove incontriamo le nostre guide, un sudanese e un “emirati”. Passiamo sulla loro macchina perché la monovolume con cui siamo arrivati fino in città non sarebbe adatta per quello che ci aspetta e partiamo verso la prima delle nostre tappe: un allevamento di cammelli bianchi da corsa.

Il contrasto rispetto agli animali da latte della Western Region, tutti accuditi da manovalanza pachistana o bengalese è notevole: intorno ai cammelli ci sono solo cittadini Cammelli da corsa accompagnati all'abbeverataemirati, compresi ragazzi e addirittura un bambino che probabilmente sta iniziando a addestrare un suo cammello. Anche se non capiamo l’arabo – qui l’inglese è decisamente meno diffuso che a Abu Dhabi – si capisce benissimo che tutti amano i loro animali e sono entusiasti di quello che fanno. Del resto senza questo entusiasmo i ritmi dell’allenamento sarebbero molto difficili da sopportare: in questa stagione iniziano dalle 4 del mattino, con corse di allenamento fino alle 9 tutti i giorni o quasi, poi gli animali vengono sistemati e strigliati e condotti a mangiare: due palle di datteri, estremamente energetici, e 5 litri d’acqua. Poi riposano fino a sera, dove ogni tanto in questa stagione ci sono delle gare. Ci spiegano che i cammelli da corsa (sia maschi che femmine) seguono questi ritmi da quando hanno un anno fino a che, verso i sei o i sette in genere, diventano troppo vecchi per correre. A quel punto alcuni vengono tenuti come riproduttori in genere fino al termine della loro vita (e i cammelli se ben tenuti vivono oltre 35 anni) mentre gli altri vengono usati come animali da latte.

Ci spiegano queste cose mente visitiamo una stalla e i proprietari insistono per farci assaggiare il latte di cammella. Sono un po’ titubante, soprattutto per via del Ramadan, ma loro sembrano proprio tranquilli e insistono: ci porgono una ciotola di latte, che si rivela essere decisamente buono: il sapore è abbastanza simile al latte di mucca, ma sembra più profumato e soprattutto ha un misto di dolce e salato abbastanza interessante. Probabilmente proveremo a comprarne un po’ al supermercato quando saremo in un appartamento.

Lasciamo quel gruppo di allevamenti di cammelli e puntiamo prima verso una fattoria relativamente vicina che alleva solo capre, molto simile a quelle già viste vicino a Madinat Zayed nel precedente viaggio, poi proseguiamo verso un mercato degli animali con annesso mattatoio, impressionante per dimensioni e per il numero di animali di differenti razze che vi venivano scambiati. Facciamo un giro abbastanza lungo per valutare un po’ la varietà degli animali che vengono scambiati e allevati in zona e Eugenio è sorpreso per quante diverse razze vengono vendute: in genere, spiega, in un paese ci si standardizza su al massimo un terzo di quelle che si vedevano li in tre dei serragli in cui erano esposte in vendita. Alcune avevano delle orecchie estremamente lunghe, le fotografo per riferimento per far valutare a chi di dovere se questo può causare problemi per la marcatura.

Una montagna non molto alta che da una sommità di rocce frastagliate degrada fino a un prato verde con palme e altri alberiDopo quasi un’ora lasciamo il mercato e proseguiamo il viaggio, ma uno dei nostri accompagnatori insiste per fare una sosta in un villaggio e prendere qualcosa da bere e mangiare per noi: gli diciamo che non importa, sia perché non avevamo particolarmente fame o sete, sia perché eravamo attrezzati con vettovaglie di emergenza nei nostri zaini, ma lui comunque si ferma e entra nel negozio, da cui esce con due piccole borse di plastica con dentro acqua, succo di frutta, wafer e cioccolato. Le abbiamo accettate ringraziando, anche se poi non ne abbiamo approfittato fino all’arrivo in Hotel. Lasciando il piccolo villaggio abbiamo attraversato un parco pubblico, costruito in una zona probabilmente vulcanica, mantenuto verde anche in questa stagione con l’irrigazione forzata e percorso da ruscelli di acqua calda e salmastra che sgorga dal sottosuolo della zona. In altre stagioni il posto è pieno di visitatori, sia famiglie locali che gente che arriva da Abu Dhabi e Dubai, a circa 150 km di distanza. In cima alla formazione rocciosa che domina il parco hanno costruito un Hotel di lusso.

Visitiamo diverse altre fattorie, tutte abbastanza grandi e ben tenute ma, fortunatamente per gli animali, non paragonabili ai nostri allevamenti intensivi. Annotiamo e fotografiamo dove e come vengono tenuti gli animali e il livello di competenza dei guardiani, che non si è dimostrato eccelso nell’unico test fatto: alla richiesta ‘come catturi una di queste mucche?’ fatta a uno dei guardiani bengalesi, questi si sono avvicinati agli animali, che hanno iniziato a scappare correndo in circolo secondo un comportamento che, mi assicura Eugenio, è decisamente classico. Alla fine per evitare di spaventare troppo gli animali – e mangiarci un chilo di polvere a testa – Eugenio li ha fermati prima che causassero una piccola stampede. Fortunatamente c’erano solo poche mucche, un torello e qualche vitello. In questi allevamenti c’erano anche parecchi tacchini e devo ammettere che per me era la prima volta che li vedevo dal vivo: sono animali abbastanza buffi, dall’aria tutt’altro che intelligente e che rispondono ai rumori un po’ forti facendo tutti insieme il loro tipico verso “glugluglugluglu”, cosa che divertiva parecchio una delle guide che si divertiva facendo lui il verso del tacchino per sentire poi tutta la gabbia di tacchini che gli rispondeva in coro.

Alla fine verso le 15 torniamo verso l’ufficio locale dell’Authority per parlare coi responsabili e fare loro qualche domanda pratica su come organizzare il conteggio e sul tipo di codici che potremo utilizzare per registrare le persone e le società coinvolte. Il numero di allevamenti nella regione secondo le loro stime è di circa 11000, contro le 2000 circa della Western Region, il che significa con molta probabilità che gli animali da marcare saranno significativamente di più di quanto preventivato e che i vari team sul campo dovranno decisamente impegnarsi. Sperando che la gente che comporrà i team sarà più in gamba a prendere le mucche dei bengalesi di poche ore prima, salutiamo tutti e risaliamo in auto col nostro autista, che ci riporta verso Abu Dhabi mentre noi collassiamo sui sedili.

La giornata però è tutt’altro che finita: arrivati in Hotel mangiamo in fretta quel che avevamo dietro, compreso il dono della nostra guida e immediatamente usciamo per incontrare dei rappresentanti di due società che dovrebbero fornire e organizzare sul campo il personale. Salutiamo l’ultimo verso le 23.30, sempre senza cena, che rimediamo in uno dei fast food della Food Court dell’Abu Dhabi Mall: con mia grande gioia, uno che prova a fare cucina giapponese.

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  1. Finalmente qualche foto dei cammelli! ^_^

    A parte gli scherzi… i tuoi report sono davvero interessanti

  2. Prima volta che vedi dei tacchini?!?!? E fino negli Emirati dovevi arrivare :)

  3. si dice ” emiratini “

  4. bravissimo, ovvero bravissimi,andrò ad Abu Dhabi il prossimo mese a trovare mio figlio che lavora li e farò tesoro dei tuoi spostamenti e delle tue impressioni

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