Diario di un italiano espatriato

Western Region

In Senza categoria on 23 agosto 2010 at 15:58

Mercoledì scorso io e Eugenio siamo partiti alla volta di Madinat Zayed e Mezaira’a, quest’ultima una delle città dell’oasi di Liwa (terra originaria dei regnanti dell’Emirato). Visto che in questa stagione nel deserto è meglio lavorare al mattino, dovevamo essere la per le 7.30… il che non è il massimo se ti trovi a 150 km circa di distanza.

Ben prima dell’alba, verso le 4.45, la sveglia mi annuncia l’inizio della prima giornata “sul campo” della missione. Abbiamo appuntamento davanti all’Hotel alle 5.30 con l’auto che ci accompagnerà, prenotata il giorno prima da un’agenzia di noleggi con autista visto che la situazione delle nostre patenti è dubbia: c’è chi dice che ci vuole la patente internazionale, chi dice di no… Ovviamente l’ambasciata italiota non risponde mai al telefono. La sera prima avevamo fatto un po’ di spesa alla famosa Abu Dhabi Coop, con l’intenzione di mangiare qualcosa al mattino (ciambelle!) e portarci dietro un paio di panini da mangiare in auto in caso di emergenza. Il piano viene rovinato dall’autista che si presenta con un quarto d’ora d’anticipo e ci telefona, scendiamo subito senza aver toccato le ciambelle. Lui si presenta con un bel “Hello and good mording, my name si Mohamed”… addio smangiucchiamenti fantozziani in auto.

Iniziamo a percorrere le strade di Abu Dhabi, già discretamente trafficate nonostante il sole sia ancora sotto l’orizzonte, dirigendoci lungo la “airport road” in direzione dell’autostrada 11 che va in direzione di Tarif, per i primi 100 chilometri circa di viaggio. Il paesaggio urbano di grattacieli prima e villette poi lascia il posto a uno strano deserto in riva al mare, che però non si vede mai. L’autostrada corre all’interno di due filari di palme e altra vegetazione, mantenuti in vita grazie a impianti di irrigazione a gocciolamento e forse anche da un sistema di larghi canali che probabilmente ogni tanto vengono inondati con dell’acqua salmastra a giudicare dalle chiazze di sale bianco sul loro fondo. L’autista ci spiega che la vegetazione è utile per tenere la sabbia fuori dalla strada, cosa indispensabile in quanto l’effetto della carreggiata coperta di granelli di sabbia è simile a quello dell’acqua.

vista aerea di una delle aree di inversione di marcia sull'autostradaL’autostrada è decisamente diversa da quelle che conosciamo in Italia. Non ci sono caselli, ma soprattutto sono molto diversi gli svincoli: se si esce dall’autostrada non è detto che si possa facilmente usare lo svincolo per riprenderla nell’altra direzione: questo perché “non serve” visto che a intervalli di qualche chilometro ci sono delle zone in cui è possibile fare inversione e passare da una carreggiata all’altra. La cosa per fortuna è meno suicida di quanto possa sembrare perché invece di doversi reimmettere da sinistra si deve “solamente” attraversare l’autostrada per raggiungere una zona protetta che porta a una corsia di accelerazione per reimmettersi da destra.

Dopo un’ora circa arriviamo allo svincolo che permette di raggiungere Madinat Zayed e l’oasi di Liwa e il paesaggio cambia ancora: il colore della sabbia diventa piano piano più chiaro e si iniziano a vedere le prime dune ai due lati della strada. Dopo una mezz’ora chiamiamo la persona che dovrebbe accompagnarci al primo sopralluogo in una zona dove ci sono molti allevamenti con pecore, capre e cammelli. Ci diamo appuntamento a una stazione di servizio e noi saliamo in macchina con lui, che ci accompagna fin dentro la “città”, in realtà più simile a un grosso villaggio diviso in diverse sezioni rettangolari separate da altri rettangoli di deserto. Una delle sezioni è piena di piccole palazzine a un piano che il governo ha fatto costruire per alloggiarci la popolazione che viveva ancora nelle tende (l’intero Emirato in fondo discende da una tribù beduina e tutti tengono moltissimo alle tradizioni). Lasciando una delle zone abitate, prendiamo una strada che punta dritto verso il deserto, attraversiamo una rotonda (?) con solo due uscite (??) e poco dopo usciamo dalla strada per entrare nel primo allevamento.

La zona è piena di recinti in cui ci sono vari tipi di cammelli (o meglio dromedari, anche se qui tutti li chiamano comunque camels) che decisamente incuriositi ci guardano mentre il nostro accompagnatore parla con un ragazzo probabilmente bengalese che è il guardiano di questo piccolo allevamento. Io controllo la copertura dei cellulari visto che il progetto prevede l’invio dei dati in “near real time” e manco a dirlo è ottima nonostante il posto non sia decisamente vicino al “centro”. Il display del vecchio palmare che mi sono portato dietro invece è un po’ difficile da usare sotto il sole battente, mi aspettavo di peggio ma spero decisamente che gli smartphone Samsung Omnia II che useremo per il progetto se la cavino meglio, coi loro displai AMOLED: i pulsanti si riescono a cliccare senza problemi, la tastierina virtuale coi caratteri arabi, decisamente di meno.

Lasciamo la zona degli allevamenti e raggiungiamo la clinica veterinaria che si occupa della zona, dove incontriamo il manager della clinica e un veterinario che ci spiegano un po’ la loro organizzazione e i piani di vaccinazione che hanno, che per fortuna vengono decisamente incontro ai nostri progetti. Dopo un’ora circa di riunione lasciamo la clinica e Madinat Zayed per raggiungere Mezaira’a, ma prima facciamo una deviazione per dare un’occhiata un po’ turistica alla pista da corsa per cammelli (cammellodromo?) che si trova vicino alla città, nei cui pressi sorge anche un mercato per cammelli vecchio di oltre 100 anni, ovviamente deserto visto che non solo si è fuori stagione per le corse, ma è quasi mezzogiorno e per di più nel mese del Ramadan.

Proseguendo verso Mezaira’a il paesaggio cambia ancora: inizialmente la sabbia diventa rossiccia, poi le dune diventano più alte. Improvvisamente però poco prima della città il paesaggio inizia a diventare più verde: ai lati della strada appaiono numerose fattorie dedicate alla coltivazione delle palme da dattero, per cui l’intera oasi di Liwa è famosa. Finalmente in città, ci dirigiamo verso la clinica dove incontriamo un altro paio di veterinari e personale di gestione della clinica locale, a cui esponiamo la bozza di piano operativo concordata a Madinat Zayed che anche qui sembra essere accettata senza problemi, anzi con un certo entusiasmo. Prima di andare via qualcuno si offre di portarci da bere qualcosa, ma rifiutiamo un po’ perché comunque stavamo bene, un po’ perché non ci sembrava lo stesso il caso.

Verso le 15 iniziamo il viaggio di ritorno, lungo la stessa strada dell’andata. Tutto è decisamente molto tranquillo, anche i lavoratori che durante il viaggio di andata sistemavano le palme ai lati della strada se ne sono andati via, per evitare il caldo del pomeriggio. Dopo una mezz’ora la levataccia e la monotonia dell’autostrada si fanno sentire e non ce la faccio a tenere gli occhi aperti. Rimango nel dormiveglia per buona parte del resto del viaggio mentre Mohamed, probabilmente convinto che stessimo dormendo profondamente, ne approfitta per smangiucchiare qualcosa di soppiatto alla faccia nostra e delle nostre ciambelle e panini che sono rimasti nello zaino…

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  1. Cmq confermato da un mio ex collega in pianta stabile ad Abu Dhabi:

    “A partire da gennaio 2008 è accettata anche la Patente Internazionale modello Convenzione di Vienna 1968”

    Saluti…

  2. La faccenda dellle palazzine a un piano costruite per chi abitava nelle tende mi ricorda MOLTO la descrizione delle case hobbit, che venivano costruite a un piano e con le finestre e le porte rotonde per ricordare il più possibile le case scavate nelle colline. ^_^

    Per quel che riguarda i display AMOLED… io sul mio Desire ne ho uno, e sotto la luce del sole diretta si leggono MALISSIMO. Dicono che i super-AMOLED si comportino meglio, ma immagino che gli omnia2 che avete non li abbiano ç__ç

  3. I migliori sotto il sole attualmente sono i Super-AMOLED (tipo quello del Galaxy S) ed i Super-LCD dei nuovi Desire, il resto puppa di brutto… :(

  4. Per la patente anche io ero allineato alla patente internazionale, ma non l’ho fatta perché costa 70 euro e comunque mi scadrebbe a ottobre insieme alla mia. Ma qui diversa gente mi ha detto che accettano la nostra italiana senza fare storie. Ovviamente non ci proverò nemmeno ;)

    Per i display, vi dirò, il vecchio TFT di un iPaq di qualche anno fa si vedeva accettabilmente. Ovviamente non è un gran vedere, ma visto che l’interfaccia è abbastanza ad alto contrasto, si adoperava.

    Purtroppo l’applucazione è Winsdoz Mobile, che se era Android avevamo già comprato i Galaxy ;D

  5. WinsDoz o WinZoz ;)

  6. … Sorry e’ l’ora tarda, era poi WinSdoz o WinZoz? ;)

  7. Sdoz, sdoz! Specialmente il mobile, che non ha caso sta perdendo il 3% di quota di mercato all’anno da 3 anni… e partiva al 15% ^_^;;;
    iPhone e Android lo stanno facendo sparire.

  8. “..attraversiamo una rotonda (?) con solo due uscite (??) ”

    Basta andare sulla strada per l’Ipercoop di Villanova per percorrere una delle più belle rotonde con “una sola entrata e una sola uscita” mai viste. Ciao Roberto!!!!!!

    • L’ho presente quella rotonda, ma mi han sempre detto che “in futuro” (ormai è li da 15 anni…) avrebbero fatto un’altra strada per raggiungere la S. Vitale.
      La rotonda qui era piantata in mezzo al deserto http://goo.gl/maps/p1Kf presumo siano moooolto previdenti per il futuro ^_^;

  9. Mi dicono che ti porti anche il lavoro a casa !
    http://www.snotr.com/video/5114

    • Urca, sono decisamente terrorizzate, povere bestie… °_°;
      Spero che qui non li portino in giro così, se no hai voglia a convincerli a dichiarare gli spostamenti… ^_^;

I commenti sono chiusi.

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