Diario di un italiano espatriato

Dalle pianure nebbiose…

In Varie on 21 luglio 2010 at 20:57

… di quest’Italia decisamente troppo Padana, alle sfavillanti città che sorgono nel deserto degli Emirati Arabi Uniti.

Un notevole cambio di scenario, non c’è che dire. I motivi che mi hanno portato a imboccare questa strada sono davvero tanti, alcuni perfettamente coerenti e razionali altri totalmente emotivi e irrazionali.

Alcuni derivano dalla crisi economica in corso, molti altri dalla ancora più grave e duratura crisi di valori e di buonsenso che attanaglia il nostro ex bel paese da diversi anni. Per mettere subito le cose in chiaro, mi riferisco soprattutto al fatto che un ingegnere viene pagato meno di un venditore di cellulari, che un grafico viene pagato meno di uno spazzino, che una persona onesta sia “fessa” e un evasore un “furbo”. Le vicissitudini degli “omini” che siedono nel Parlamento della (povera) Repubblica sono secondarie, derivate: quel tipo di problema discende dal primo.

Abu Dhabi quindi, tra un ancora imprecisato numero di giorni, diventerà la mia città per un anno, durante il quale seguirò un progetto che ha decisamente a che fare col titolo di questo blog. Vedremo se contare cammelli sul Golfo Persico è meglio che tentare di far funzionare le cose in un paese che considero ormai allo sbando.

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  1. Personalmente trovo che emigrare per trovare nuovi stimoli ed affrontare nuove sfide, perche’ dove stai di casa hai gia’ fatto tutto quello che potevi fare, sia corretto ed anzi da stimare.

    Emigrare ed andarsene via perche’ le cose dove stai non ti piacciono o non ti ci senti bene, lo trovo estremamente sbagliato, lo trovo un modo semplicistico di risolvere le cose, le battaglie non si vincono in esilio o se vogliamo rimanere nell’ambito della non violenza Ghandi e Mandela non hanno cambiato il loro paese andandosene all’estero perche’ le cose non gli piacevano.

    Ti auguro tanta fortuna e gloria, ma altresi’ mi auguro che la prima motivazione prevalga sulla seconda… ^_-

    • Il discorso è un po’ complicato nonché antipatico… considero l’affrontare nuove sfide una cosa sempre interessante e quindi se posso le accetto sempre, e quella che ho accettato è sicuramente una bella sfida con un notevole fascino. Questa però non è l’unica componente: in Italia non riuscivo a lavorare su quel che mi piaceva perché considerato non interessante o fuori budget dai più e ne avevo sinceramente piene le scatole di continuare a lavorare sempre e solo su Lotus Domino o di “regalare” dei cluster linux perché se non li regalavo non li voleva nessuno. Se si aggiunge a tutto questo il fatto che “la pagnotta” era sempre più pericolante e il lavoro estremamente impegnativo e stressante, la prospettiva di cambiare aria diventa necessariamente molto affascinante.

      Riguardo al cambiare le cose che non vanno a casa, non penso si possa dire che non ci ho provato. Ho provato a cambiare sia il modo in cui mi muovevo io sia il tipo di lavoro che facevo che addirittura settore di attività (notice to all: fare cartoni animati in Italia è molto peggio che lavorare con Lotus Domino ;D ). Infine ho pure provato a entrare in politica per vedere se si riusciva a fare qualcosa di concreto… e quello è stato il colpo di grazia. Nonostante sia entrato in una forza che considero ancora tra le più promettenti per il paese, l’effettiva possibilità di fare qualcosa è quasi nulla, sia per le dinamiche sociali interne che non sono mai facili in ambienti del genere, sia soprattutto perché non avevo il tempo necessario a dedicarmi completamente allo sforzo richiesto: o mi impegnavo, o mangiavo. Tutto ciò tra l’altro in un paese che ti disprezza se fai politica.

      Se sei in un paese che non fa nulla, non vuole nulla, non ti da possibilità di fare nulla se non tra grandi difficoltà e che resiste ferocemente al cambiamento a tutti i livelli, dai politici fino all’uomo della strada, devi necessariamente considerare se puoi effettivamente, con le tue forze, fare qualcosa di utile. Io sono arrivato alla conclusione che forse è il caso di fare proprio un modo di dire di alcuni liberisti americani e “votare coi piedi”, cercando posti migliori dove vivere. Magari in futuro mi passerà, ma ora come ora questo è quello che penso dell’Italia.

      • Permettimi di dissentire in gran parte. Fare qualcosa che piace e’ possibile (non facile, sia ben chiaro, anzi tutt’altro che facile), basta renderla economicamente allettante e funzionale (e’ accaduto, mi e’ accaduto, l’ho fatto accadere).

        Per quanto riguarda il fattore politico, appoggiato da esterno (non ho tempo per scendere in prima linea) ho avuto negli ultimi anni alcune soddisfazioni per quel che mi riguarda (ovviamente le nostre posizioni non sono esattamente le stesse, come non lo sono nemmeno le nostre regioni).
        Io appartengo alla cultura del cambiamento delle persone piu’ che del cambiamento del sistema, chiamami pure idealista o visionario ma dentro di me nutro ancora l’ingenua fiducia che se oggi io mi fermo sulle strisce per far passare qualcuno, domani qualcun’altro lo fara’ con me a ruoli invertiti. Se c’e’ qualcuno che fa il furbo e mi supera perche’ mi sono fermato, amen, non me ne cruccio piu’ di tanto. La cosa piu’ importante e’ essere in pace con se stessi, se poi qualcuno gioca sporco, se ne approfitta, ti prende in giro, pazienza, sappiamo da secoli che la giustizia non appartiene a questo mondo e poi alla fine tutti dovremo fare i conti con “l’inquilino del piano di sopra”. ^_-

        Sia ben chiaro… fortuna e gloria, fortuna e gloria. ^_^/

  2. Sono ono completamente d’accordo con quello che dici Giorgio e in genere mi comporto così. Però per il mio carattere non riesco a stare tranquillo e a mandare giù quando assisto a certe scenette sul lavoro, ed è un grosso problema. Ci sto lavorando su e speravo di avere un po’ risolto ma negli ultimi 3 anni sono rimasto abbastanza schiacciato dallo stress della situazione. Devo dire che negli ultimi mesi la situazione era migliorata parecchio, perché appunto in genere non sono uno che si arrende :-)

    Rimaneva però l’incertezza economica e le ben note difficoltà insite nel sistema Italia, quindi quando mi hanno offerto un lavoro che sulla carta era molto interessante sia dal punto di vista professionale sia da quello economico, sarebbe stato molto stupido non cogliere al volo la possibilità.

    Sicuramente se fossi rimasto in Italia avrei continuato a lottare, ovviamente cercando nuove strade visto che quelle provate fin qui si sono rivelate men che soddisfacenti. Ci penserò al mio ritorno, spero con molta più di tranquillità di quanto non potessi un po’ di mesi fa :-)

    Grazie per gli auguri di fortuna e gloria! ^_^

  3. Ciao Roberto! Auguri per il CamelCounter! Tienici aggiornati, spero sara` una bellissima esperienza. :) Se quando hai finito non hai voglia di tornare in italia, noi cerchiamo sempre! :D (no, non concordo piu` di tanto sul “anche se non ti piace la situazione dovresti restare”: se ci sono opportunita` piu` interessanti e remunerative altrove, perche` non seguirle? In fondo si vive una volta sola! :D

    Guido

  4. Rob, fortuna e gloria anche da parte mia … E che tu ritrova la forza e la serenita’ per poi tornare a “sperare e lottare” insieme a noi… Sempre che non finisca tutto prima a “torce e forconi” XD
    Un abbraccio
    Pao

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